(Fonte: lewky, via troppobuona)
Nazim Hikmet
(via PRAGMATICA@MENTE)
Magari…
Devo smetterla di frugare come un procione nel cuore degli altri sperando di trovarci qualche avanzo di cui cibarmi.
Smettere di setacciarne le sabbie interiori sperando di veder affiorare qualche pepita (o almeno pagliuzza) d’oro che già so di non poter tenere per me.
Devo chiudere il rubinetto gocciolante della fiducia, perché l’unica cosa che faccio alla fine è collezionare bollette salate.
Vorrei poter sopravvivere
e uccidermi
per il gusto di pugnalarmi al cuore
una, dieci, cento volte
per ridurlo in poltiglia
questo cuore odiato
osceno e disgustoso
strapparlo via e gettarlo in mare
non dover più ascoltare
il suo insopportabile ticchettio,
la sua voce lamentosa.
Lasciarlo marcire solo
in qualche pozza di sangue rappreso
dimenticato e solo
come mi ha sempre costretto ad essere.
È la pelle il sesto senso. Il primo con cui avverto le cose e le persone.
Ci sono persone che la pelle, al primo contatto, non fa in tempo ad assorbire, che già mi sono entrate nel sangue. E non so nemmeno come, perché.
Non è una sensazione che mi piace, la subisco come un’invasione, ma non ho difese per combatterla.
Certe persone mi entrano in circolo nel sangue, sento il loro calore scorrere lungo le mie vene e da lì arrivare al cuore è un attimo.
Ed è così che mi tocca vivere la vita, come un intervento a cuore aperto.
Che uomo piccolo piccolo, incapace di affrontare la donna che sta davanti a lui armata solo di un cuore in una mano e un cervello nell’altra.
via www.banksy.co.uk
There’s a scar through my heart
but I’ll bare it again.
C’è una cicatrice proprio sul mio cuore
ma lo scoprirò ancora.
(Spandau Ballet, Troughts the barricades)